Seguendo questo link salti il contenuto della pagina e vai direttamente alla Mappa del sito a fondo pagina
(IT) EN
   Responsabile: Elena De Felip
Sei in:
Gli inquinanti

Policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani

Le policlorodibenzodiossine (PCDD) e i policlorodibenzofurani (PCDF), comunemente indicate con il nome generico di “diossine”, sono due famiglie di contaminanti ambientali con caratteristiche fisiche, chimiche e tossicologiche molto simili.
PCDD e PCDF non sono sostanze prodotte intenzionalmente, ma sono sottoprodotti indesiderati di reazioni di vario genere, originate da attività umane e naturali. Tracce di diossine formatesi in seguito a processi di combustione naturali si trovano anche in reperti antichi.
È tuttavia a partire dagli anni quaranta con la diffusione della chimica del cloro e l’incremento di altre attività umane (fra cui l’incenerimento di rifiuti) che la presenza delle diossine nell’ambiente è aumentata notevolmente e velocemente, raggiungendo i livelli più alti nella seconda metà del secolo scorso.
In conseguenza di tale incremento i Paesi occidentali hanno messo in atto una serie di misure rigorose per la riduzione della formazione di diossine, soprattutto per quanto riguarda il controllo dell’incenerimento di rifiuti industriali, urbani e ospedalieri, un tempo principale fonte di immissione di diossine nell’ambiente.
L’insieme di queste azioni ha portato a una notevole diminuzione dei livelli ambientali e delle concentrazioni rilevate nell’essere umano. Oggi le diossine sono introdotte nell’ambiente soprattutto in conseguenza di processi di combustione incontrollata come l’incenerimento dei rifiuti delle attività agricole e del giardinaggio, gli incendi boschivi o gli incendi di siti industriali.
La struttura chimica di base comune a tutte e due le famiglie di composti è costituita da due anelli aromatici clorurati legati fra loro da un anello centrale su cui sono presenti uno (furani) o due (diossine) atomi di ossigeno. Ciò che rende differenti i 210 composti (o “congeneri”) è il numero (da 1 a 8) e la posizione sulla molecola degli atomi di cloro; entrambe queste caratteristiche sono molto importanti in quanto influiscono notevolmente sulle proprietà chimico-fisiche e tossicologiche dei congeneri.
Le caratteristiche chimico-fisiche variano con il grado di clorurazione: all’aumentare del numero di atomi di cloro diminuisce la solubilità in acqua (molto bassa anche per i basso clorurati) e aumenta la solubilità nei grassi. Tutti i congeneri hanno inoltre una bassa tensione di vapore, un alto punto di fusione, una notevole resistenza ai processi di degradazione e lunghe emivite nell’ambiente. Queste proprietà rendono PCDD e PCDF contaminanti organici persistenti.
Dall’ambiente PCDD e PCDF possono entrare nelle catene alimentari e raggiungere l’uomo. L’esposizione a tali sostanze può coinvolgere l’uomo in un’ampia gamma di effetti tossici, la cui natura e intensità sono notevolmente influenzate dal numero e dalla posizione degli atomi di cloro all’interno delle molecole.
Tra i duecentodieci congeneri che compongono il gruppo delle PCCD e dei PCDF, solo diciassette " quelli con gli atomi di cloro nelle posizioni 2, 3, 7, e 8 degli anelli aromatici " hanno un interesse tossicologico importante a causa del loro potenziale cancerogeno e dei possibili effetti sulla riproduzione e sul sistema immunitario osservati negli animali da laboratorio.
Questi 17 congeneri agiscono attraverso il medesimo meccanismo di azione che si esplica nel legame con lo stesso recettore, il recettore arilico (Ah receptor) e producono effetti simili, ma di intensità differente. Il più attivo tra tutti i congeneri è la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-para-diossina (2,3,7,8-T4CDD, la “diossina di Seveso”) i cui effetti tossici, su animali da laboratorio, si verificano anche a esposizioni molto basse; gli altri congeneri esercitano un’azione simile, ma di minore intensità a parità d’esposizione. L’esposizione a lungo termine a questi composti può portare a disordini dello sviluppo nei bambini e a cancro e altre patologie negli adulti. Tra gli effetti non cancerogeni valutati su popolazioni adulte esposte a livello occupazionale o in seguito a incidenti molti sono risultati transitori; la cloracne è risultata essere l’effetto più facilmente correlabile con l’esposizione ad alti livelli. Il risultato più rilevante degli studi epidemiologici sull’uomo è stato l’evidenza di un aumento di rischio di cancro per gli individui esposti a dosi molto alte di 2,3,7,8-T4CDD.
La IARC ha classificato la 2,3,7,8-T4CDD come cancerogena per l’uomo (Gruppo 1) e le altre PCDD e i PCDF come non classificabili rispetto alla loro cancerogenicità per l’uomo (Gruppo 3). Studi su animali da laboratorio hanno dimostrato una serie di effetti tossici di PCDD e PCDF, tra cui effetti sullo sviluppo neurocomportamentale, sul sistema immunitario e sul sistema endocrino.
Riferimenti Bibliografici
WHO 1998
IARC Mono 69-5
IARC Mono 69-6
European Commission
WHO

Pubblicato il 13-12-2010 in Gli inquinanti , aggiornato al 13-03-2012

Condividi: 

Note legali


© - Istituto Superiore di Sanità Viale Regina Elena 299 - 00161 - Roma (I)
Partita I.V.A. 03657731000 - C.F. 80211730587 - Note legali

ISS Home

Informiamo i visitatori, in virtù della individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie - 8 maggio 2014 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014), che questo sito utilizza direttamente solo cookie tecnici.[Ho letto]