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   Responsabile: Elena De Felip
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Faq

FAQ – Risposte alle domande più frequenti

1. Che cos'è WOMENBIOPOP?
WOMENBIOPOP è uno progetto di biomonitoraggio volto a valutare l’esposizione a inquinanti ambientali organici persistenti (come diossine e pesticidi) di donne in età riproduttiva (20-40 anni) tramite l’analisi di questi inquinanti in un campione di sangue. Hanno partecipato allo studio sei Regioni italiane. Il progetto si e' proposto di verificare se la contaminazione ambientale, laddove osservata, avesse aumentato l’esposizione della popolazione a contaminanti ambientali pericolosi. Ha fatto parte del Progetto anche uno studio per la caratterizzazione del passaggio dei POP attraverso la placenta, effettuato con il Dipartimento di scienze Ginecologiche del Policlinico Umberto I, Università “Sapienza” di Roma. Lo studio (che coinvolge circa duecento donne) e' stato effettuato misurando la concentrazione delle sostanze di interesse in un campione di sangue nella mamma e in un campione di sangue del cordone del neonato. La durata del progetto è stata da; 1 aprile del 2010 al 31 Maggio 2013.

2. Che cos’è il biomonitoraggio?
Il biomonitoraggio umano è uno strumento efficace per valutare l'esposizione umana a inquinanti ambientali. I dati di biomonitoraggio forniscono la migliore stima dell’esposizione da utilizzarsi nella valutazione del rischio tossicologico per la salute umana. Il biomonitoraggio consiste nella misura della concentrazione dell’inquinante di interesse (e/o i suoi metaboliti) in un organo (es. fegato), tessuto (es. tessuto endometriale), fluido (es. sangue, latte materno, urina) o altra matrice (es. capelli).

3. Cosa sono i POP e come si può entrare in contatto con essi?
I Persistent Organic Pollutants (POPs) sono un gruppo di inquinanti diffusi nell’ambiente tra i quali figurano pesticidi (DDT, aldrin, clordano,etc.), prodotti di uso industriale (policlorobifenili (PCB), esaclorobenzene (HCB), polibromodifenileteri (PBDE)) e sottoprodotti di reazioni di combustione come le “diossine” (policlorodibenzodiossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF)). I POP sono tutti caratterizzati da elevata persistenza ambientale e biologica e da un’ampia gamma di effetti tossici. Per questi motivi sono state intraprese numerose azioni normative, a livello comunitario e internazionale, per cercare di ridurre il loro impatto ambientale e sanitario. I POP sono inquinanti ambientali che, una volta introdotti nell’ambiente, entrano nelle catene alimentari e, in virtù della loro lipofilicità e persistenza, si accumulano nella frazione lipidica degli organismi e aumentano di concentrazione salendo di livello trofico. L’esposizione alimentare rappresenta la maggiore fonte (circa il 90%) di assunzione di questi inquinanti.

4. Chi ha realizzato il Progetto?
Il progetto, finanziato dalla Comunità Europea (Programma “Life Plus” 2008, DG Environment), co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stato realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione con le strutture sanitarie regionali sul territorio (Aziende Sanitarie Locali (ASL) e Ospedali).

5. Quali sono state le motivazioni di questo studio?
I dati di biomonitoraggio di inquinanti organici persistenti nella popolazione italiana sono scarsi e, per la maggior parte di essi, non si dispone di un adeguato database relativo alla popolazione generale a cui fare riferimento nella valutazione di un’eventuale esposizione incrementale dovuta, per esempio, a un incidente ambientale. Il progetto in particolare è stato incentrato su donne italiane in età fertile, considerate un sottogruppo vulnerabile della popolazione, in quanto molte delle sostanze in studio possono provocare danni al sistema endocrino e riproduttivo.

6. Come e' stata effettuata l'indagine?
La ricerca prevede il prelievo di un campione di sangue dalle donne di età compresa tra i 20 e 40 anni e residenti in zone a diversa tipologia espositiva (es. zona rurale, zona urbana e zona industriale). Ciascun campione di sangue è stato analizzato per determinare il livello di assorbimento delle sostanze inquinanti. Inoltre ogni partecipante è stata intervistata tramite questionario, con domande inerenti l’ambiente in cui viveva, le abitudini di vita, inclusa la dieta, la storia lavorativa e riproduttiva, informazioni utili per meglio capire i dati analitici che verranno ottenuti. Per quanto riguarda l’interpretazione dei dati di biomonitoraggio ottenuti a fronte dei dati di esposizione relativi a questi inquinanti, una informazione molto importante è stata costituita dai dati di contaminazione ambientale (es., dati ottenuti e resi disponibili dalle varie ARPA).

7. Quali sostanze sono state analizzate nel sangue?
Nei campioni di sangue, che sono stati analizzati a cura del laboratorio del Reparto di Chimica Tossicologica del Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell’Istituto Superiore di Sanità, e' stata determinata la concentrazione di policlorodibenzodiossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF), policlorobifenili (PCB), polibromodifenil eteri (PBDE), pesticidi organo clorurati, come DDE e HCB, perfluoroottano sulfonato (PFOS) e acido perfluoroottanoico (PFOA), ed eventuali altre sostanze chimiche persistenti presenti nella Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, i cosiddetti POP (Persistent Organic Pollutants).

8. Chi ha partecipato allo studio?
Per far parte dello studio le donne dovevano avere un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, dovevano essere nullipare (l’allattamento diminuisce il carico corporeo dei POP) e, per permettere di valutare un lungo periodo di esposizione, dovevano risiedere da almeno dieci anni nell’area oggetto dello studio. Le donne non dovevano essere state esposte occupazionalmente alle sostanze inquinanti in studio, e non dovevano aver perso più di 10 kg di peso nell’arco degli ultimi tre anni. Il numero complessivo delle donne partecipanti allo studio è stato di circa 750.

9. Quali sono state le aree incluse nello studio?
Sei regioni italiane, Trentino-Alto Adige, Piemonte, Lazio, Umbria, Puglia, e Sicilia. In ognuna di queste Regioni sono state individuate aree a diversa presumibile pressione ambientale da parte degli inquinanti in studio: Trentino Alto-Adige: Valsugana (presenza di aree industriali), Val di Non (regione alpina), Trento. Piemonte: Val di Susa (presenza di aree industriali), due valli alpine appartenenti alla zona di competenza della ASL TO3, Torino.
Lazio: Roma, zone rurali della provincia di Latina (aree agricole con intenso uso pregresso di pesticidi)
Umbria: Terni (area industriale/urbana, che include l’area di Vascigliano), aree rurali nella provincia di Terni.
Puglia: Taranto e dintorni (area urbana a forte industrializzazione), aree agricole della provincia di Taranto.
Sicilia: Palermo, isole.

10. Come sono state tutelate le partecipanti allo studio?
Alle donne che hanno partecipato al Progetto e' stato consegnato un modulo di consenso informato che descriveva lo studio e ne spiegava le finalità. A conclusione del progetto, la diffusione dei risultati e' avvenuta in modo anonimo, cioè senza alcun riferimento alla partecipante o a informazioni attraverso le quali si possa identificarla. I dati sono stati raccolti ed archiviati in modo adeguato e sono stati utilizzati esclusivamente per scopi di ricerca scientifica e solo da personale autorizzato. I risultati dello studio sono stati oggetto di pubblicazioni scientifiche e comunicazioni pubbliche, con modalità adeguate a garantire l’anonimato dei dati individuali.

11. Come e' stato divulgato lo studio?
I risultati dello studio sono stati presentati in specifiche riunioni con il personale sanitario delle ASL e degli ospedali interessati, con le comunità locali, con le donne che hanno partecipato, con gli impiegati delle agenzie ambientali locali, con amministratori locali e regionali.

12. Qual è stato il contributo che ha voluto dare questo studio?
I risultati dello studio hanno contribuito a:
• stabilire dei livelli di contaminazione nella popolazione femminile italiana,
• caratterizzare zone e/o aree delle regioni in studio a diversa contaminazione e identificare sottogruppi della popolazione a rischio,
• contribuire alla formazione di un database nazionale relativo ai livelli degli inquinanti cercati nella popolazione femminile italiana nella fascia di età 20-40 anni.
• valutare cambiamenti nel tempo della concentrazione delle sostanze in studio nell’organismo umano

I risultati dello studio potranno dare inizio a nuovi studi o proporre provvedimenti atti alla salvaguardia della salute pubblica.

Pubblicato il 08-11-2010 in Faq , aggiornato al 12-09-2014

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