Seguendo questo link salti il contenuto della pagina e vai direttamente alla Mappa del sito a fondo pagina
(IT) EN
   Responsabile: Elena De Felip
Sei in:
Il progetto

Il Progetto

I POP sono caratterizzati da un’ampia gamma di effetti tossici, da elevata persistenza ambientale e biologica, dalla capacità di bioaccumulare negli organismi e biomagnificare all’interno delle catene alimentari. A causa della loro tossicità e diffusione ubiquitaria essi sono stati identificati come un pericolo per l’ambiente e la salute umana a livello internazionale. I principali strumenti regolatori attivati per eliminarne o ridurne l’ immissione nell’ambiente sono la Convenzione di Stoccolma sui POP e il protocollo UNECE sui POP. Il gruppo di sostanze considerate da questi due strumenti, e di interesse per il presente studio include policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani ("diossine"), policlorobifenili (PCB), polibromodifenileteri (PBDE), perfluoroottansulfonato (PFOS) e acido perfluoroottanoico (PFOA), p,p’-difenildicloroetilene (p,p’-DDE), esaclorobenzene (HCB).

Nonostante le misure adottate per ridurre la contaminazione ambientale, l’esposizione ai POP è continua, e avviene essenzialmente per via alimentare. La caratterizzazione dell’esposizione umana ai POP rappresenta una priorità a livello sanitario, e contribuisce ad orientare adeguate politiche a livello ambientale. Lo strumento più efficace nella misura dell’esposizione umana ai POP è il biomonitoraggio, perché l’analisi di questi inquinanti, o dei loro metaboliti, nel corpo umano (ad es. in un campione di sangue) fornisce una misura della reale "dose interna" risultante da tutte le possibili vie e fonti espositive. Negli ultimi anni si è avuto un notevole incremento della richiesta di dati di biomonitoraggio da utilizzarsi per la caratterizzazione dell’esposizione umana e dei possibili effetti sanitari ad essa correlati. I dati di biomonitoraggio sono però scarsi, e i dati disponibili non sono di solito comparabili, perché ottenuti in studi basati su disegni diversi, e in tempi differenti. La carenza di dati relativi all’esposizione della popolazione generale rende inoltre difficile individuare eventuali esposizioni incrementali e caratterizzare gli andamenti temporali.
Dal 2008 il biomonitoraggio dei POP è stato inserito dal Ministero dell’Ambiente nella lista delle priorità nazionali, e una serie di attività a esso inerenti sono state avviate in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Queste attività sono in linea con le raccomandazioni della Strategia Europea Ambiente e Salute 2004-2010 che ha incluso il biomonitoraggio umano di inquinanti tossici di origine ambientale tra le azioni da intraprendere a livello Comunitario.

Il Progetto e' stato centrato sulle donne in età riproduttiva, uno dei gruppi della popolazione per i quali l’esposizione ai POP suscita le maggiori preoccupazioni, perché:

- Molti POP hanno caratteristiche di "distruttori endocrini" e possono avere effetti avversi sull’apparato riproduttivo femminile.

- I POP sono in grado di passare attraverso la placenta. Il passaggio attraverso la placenta, che per quasi tutti questi inquinanti sembra essere funzione diretta del carico corporeo materno, è responsabile, insieme all’allattamento al seno, del carico corporeo POP che si osserva nel bambino nei primi anni di vita.

- Il periodo che va dal concepimento ai due anni di vita del bambino è considerata il periodo di maggiore suscettibilità all’azione degli inquinanti ambientali e si ipotizza che alcuni effetti avversi (ad es. a livello dello sviluppo neurocomportamentale e dell’apparato riproduttivo) che si manifestano dopo i primi anni di vita possano essere associati all’esposizione relativa a questo specifico periodo.

Il Progetto si e' proposto di caratterizzare l’esposizione di donne residenti in diverse Regioni Italiane (sei, rappresentative del Nord, Centro, Sud e Isole), in aree a presumibile differente tipologia espositiva agli inquinanti in studio (aree urbane, industriali, rurali/montane). E’ stato previsto che in ognuna delle aree in studio venissero arruolate 30-50 donne nella fascia di età 20-40 anni che fossero nullipare o che comunque non avessero mai allattato e che fossero residenti da almeno 10 anni nella zona in studio. Alle donne che hanno aderito allo studio e' stato prelevato un campione di sangue ed e' stato somministrato un questionario atto a documentare l’esposizione agli inquinanti in studio e la storia medica per quanto atteneva la salute riproduttiva. In ogni campione di sangue e' stata determinata la concentrazione ematica di policlorobifenili (PCB), pesticidi organoclorurati (DDE, HCB, HCH), perfluoroottansulfonato (PFOS) e acido perfluoroottanoico (PFOA), polibromodifenileteri (PBDE), "diossine" (PCDD e PCDF), ed eventuali altri inquinanti organici persistenti presenti nella Convenzione di Stoccolma sui POP (Persistent Organic Pollutants). I dati di biomonitoraggio sono stati analizzati a fronte dei dati di esposizione alimentare e ambientale disponibili. La durata del Progetto è stata da Aprile 2010 a Maggio 2013.

Allegati

Pubblicato il 08-04-2013 in Il progetto , aggiornato al 12-09-2014

Condividi: 

Note legali


© - Istituto Superiore di Sanità Viale Regina Elena 299 - 00161 - Roma (I)
Partita I.V.A. 03657731000 - C.F. 80211730587 - Note legali

ISS Home

Informiamo i visitatori, in virtù della individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie - 8 maggio 2014 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014), che questo sito utilizza direttamente solo cookie tecnici.[Ho letto]