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   Responsabile: Elena De Felip
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Gli inquinanti

Pesticidi Organoclorurati

I pesticidi costituiscono un gruppo di molecole sviluppate per il controllo di organismi nocivi, soprattutto in campo agricolo.
Molti di essi sono tossici anche per altri organismi, incluso l’uomo.
I pesticidi organoclorurati d’interesse sono stati usati intensivamente per decine di anni: caratteristiche comuni a tutti sono l’elevata persistenza ambientale e la capacità di bioaccumulo lungo le catene alimentari con effetti tossici ben documentati sul biota.
Esaclorobenzene
L’esaclorobenzene (HCB), introdotto per la prima volta nel 1945, è stato per lungo tempo usato in agricoltura principalmente come fungicida nell’immagazzinamento dei cereali, fino al 1981 quando la Comunità Europea ne ha bandito l’uso in agricoltura. Attualmente la quantità più significativa di HCB viene immessa nell’ambiente come sottoprodotto di alcuni processi industriali, come impurezze durante la produzione di alcuni pesticidi e durante l'incenerimento dei rifiuti urbani. La struttura chimica è relativamente semplice, poiché costituita da un anello benzenico esaclorosostituito. Le caratteristiche chimico fisiche, quali la semi-volatilità, la stabilità chimica e la resistenza alla biodegradazione, rendono l’HCB tra gli inquinanti ambientali più persistenti e quindi più bio-accumulabili. E’ distribuito in maniera diffusa nell’ambiente ed è, tra i POP, quello maggiormente soggetto al fenomeno del trasporto atmosferico a lunga distanza. E’ una delle sostanze incluse nella convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP) e nel protocollo sui POP (LRTAP-POP) della convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE) Da un punto di vista tossicologico, la maggior parte dei dati di tossicità sull’uomo derivano da un avvelenamento accidentale avvenuto negli anni ‘50 in Turchia in seguito al quale si verificarono ca. 600 casi di porfiria cutanea tarda, con ulcere cutanee, cambio del colore della pelle, artrite, e problemi al fegato, al sistema nervoso, e allo stomaco. L’HCB è stato classificato dalla IARC come possibile cancerogeno per l’uomo (Gruppo 2B) ne è stata inoltre evidenziata un’attività di distruttore endocrino.
Diclorodifeniltricloroetano e diclorodifenildicloroetilene
Il diclorodifeniltricloroetano (DDT) è una sostanza chimica sintetizzata nel 1874 e immessa in commercio come insetticida a partire dagli anni ‘40. Il suo utilizzo ha raggiunto l’apice nella seconda guerra mondiale quando è stato impiegato abbondantemente per il controllo dei vettori della malaria, del tifo, del colera, della febbre gialla, e della malattia del sonno, e nella protezione dei raccolti. Le norme sull’impiego del DDT come pesticida sono diventate estremamente restrittive dal 1981 e dal 1986 l’uso di questo prodotto è vietato nell’UE. Pur essendo bandito nella maggior parte dei paesi del mondo, il DDT continua a essere usato per il controllo dei vettori, soprattutto nelle zone colpite da malaria endemica; un uso più esteso è stato raccomandato di recente anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’irrorazione residuale degli interni nella lotta alla malaria Il termine DDT è comunemente noto nel mondo e identifica in modo specifico il p,p’-DDT (1,1’-(2,2,2-tricloroetilidene)-bis[4-clorobenzene]); il DDT tecnico è una miscela complessa di p,p’-DDT e dei suoi isomeri e composti correlati (es., o,p’-DDT, p,p’-DDE e p,p’-DDD). Gli ultimi due composti (unitamente al loro analogo orto e para derivati dall’o,p’-DDT) sono anche i due principali prodotti di decomposizione nei sistemi biologici. Per le sue proprietà lipofiliche e la sua persistenza nell’ambiente, il DDT e i composti a esso correlati sono soggetti a bioaccumulo e biomagnificazione lungo la catena alimentare. Il DDT è una delle sostanze incluse nella convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP) e nel protocollo sui POP (LRTAP-POP) della convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE) Il DDT viene rapidamente assorbito nell’organismo dell’uomo e degli animali; l’emivita del DDT va da un mese nel ratto a quattro anni nell’uomo. Negli animali e nell’uomo il DDE è generalmente più persistente del DDT (circa 6 anni). Quest’ultimo e i suoi composti vengono trasferiti al latte e alle uova e si accumulano negli animali domestici e nei pesci. Il DDT ha una bassa tossicità acuta nei mammiferi e nella maggior parte delle specie aviarie. I principali organi bersaglio sono il sistema nervoso e il fegato. Il DDT ha inoltre effetti negativi a livello dell'omeostasi endocrina, della riproduzione, dello sviluppo fetale e del sistema immunitario. La IARC ha classificato il DDT tra i possibili cancerogeni per l’uomo (gruppo 2B) L’esposizione al DDT viene determinata essenzialmente tramite il dosaggio del DDE. Il dosaggio dell’altro importante metabolita, il DDD, non viene mai effettuata, poiché, come noto da tempo viene escreto molto facilmente dagli organismi, compreso l’uomo.
Beta-HCH
Il beta-esaclorocicloesano (β-HCH) è uno degli isomeri dell’esaclorocicloesano E’ una sostanza organica clorurata persistente, sottoprodotto della produzione dell’insetticida lindano (γ-HCH) che è stato ampiamente usato durante gli anni ‘60 e ‘70, in particolare nel trattamento delle piante del cotone. Per le sue proprietà lipofiliche e la persistenza nell’ambiente, il β-HCH può provocare fenomeni di bioaccumulo e biomagnificazione nella catena alimentare. Studi su animali hanno dimostrato che i pesticidi organoclorurati, incluso il β-HCH, sono neurotossici, causano stress ossidativo e danneggiano il cervello. Studi sull’uomo hanno evidenziato che il β-HCH e gli altri isomeri vengono rapidamente assorbiti dal tratto gastrointestinale, attraversano la placenta e si trasferiscono nel latte. Rispetto agli altri isomeri il β-HCH penetra meno facilmente nel sistema nervoso centrale, è più persistente e nel tempo tende ad accumularsi nel corpo . Inoltre esercita una debole attività estrogenica. La IARC ha classificato gli HCH nel gruppo 2B (possibile cancerogeno) sulla base di evidenza inadeguata di cancerogenicità nell’uomo e di evidenza sufficiente (per il grado tecnico e per l’isomero α) o limitata (per gli isomeri β- e γ-HCH) negli animali.
Riferimenti Bibliografici
UNECE
EFSA
IARC
POPs

Pubblicato il 13-12-2010 in Gli inquinanti , aggiornato al 15-03-2012

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