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   Responsabile: Pietro Bartolini
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Radiazioni e Radioprotezione

Campi elettrici e magnetici a varie frequenze

Campi elettrici e magnetici a frequenza industriale
L'energia elettrica viene prodotta, trasportata, distribuita e consumata attraverso correnti alternate, alla frequenza di 50 Hz. Attorno ai conduttori si generano campi elettrici e magnetici che oscillano alla stessa frequenza e che possono interferire con i sistemi biologici, compreso il corpo umano. Sono documentati effetti riconducibili alla stimolazione di tessuti elettricamente eccitabili, a livelli di esposizione molto superiori a quelli normalmente riscontrabili negli ambienti di vita, ma che possono incontrarsi in alcuni ambienti di lavoro. Alcuni studi epidemiologici hanno suggerito che l'esposizione cronica a campi magnetici a bassa frequenza possa favorire lo sviluppo di una particolare forma tumorale, la leucemia infantile. Le indicazioni epidemiologiche non sono però sostenute dai risultati degli studi di laboratorio in vitro e in vivo, né è stato individuato alcun meccanismo biologico di interazione che possa plausibilmente spiegare le osservazioni. Sulla base delle conoscenze scientifiche attuali l'Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato nel 2001 i campi magnetici a frequenza estremamente bassa (comprendenti quelli a 50 Hz) come forse cancerogeni per l'uomo. Il rischio individuale sarebbe comunque basso e limitato ad una fascia estremamente ristretta della popolazione.

Campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde
Numerose tecnologie fanno uso di campi elettromagnetici ad alta frequenza. Questi campi, che oscillano a frequenze di milioni o miliardi di hertz (megahertz e gigahertz rispettivamente) vengono indicati come campi a radiofrequenza e microonde. Gli utilizzi industriali sono numerosissimi, soprattutto in processi che richiedono un riscaldamento (essiccazione, incollaggio, fusione ecc.); la protezione dei lavoratori esposti costituisce quindi un problema sanitario di rilievo. La popolazione generale, invece, è esposta soprattutto ai campi generati dai sistemi di trasmissione radiotelevisiva e di telecomunicazione in genere. Esposizioni elevate possono verificarsi nelle immediate vicinanze di potenti antenne radiotelevisive, ma i livelli di campo elettromagnetico diminuiscono rapidamente allontanandosi da queste. Sono documentati effetti biologici potenzialmente nocivi, riconducibili all'assorbimento di energia elettromagnetica e a un conseguente riscaldamento dei tessuti (effetti termici). Non sono invece documentati effetti a lungo termine in conseguenza di esposizioni croniche a livelli che possono ragionevolmente incontrarsi in ambienti di vita.

Contatti
Alessandro Polichetti
tel: 06 4990 2227

Pubblicato il 08-10-2006 in Radiazioni e Radioprotezione , aggiornato al 13-05-2013

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