Seguendo questo link salti il contenuto della pagina e vai direttamente alla Mappa del sito a fondo pagina
(IT)
   Responsabile: Mirella Taranto
Sei in:
Primo Piano

Le risposte della scienza e le domande dell’uomo

Un libro di Marco Crescenzi esplora ciò che ruota intorno alla costruzione della conoscenza

È un’avventura nei territori del sapere, delle domande che attraversano la vita dell’uomo e delle generazioni passate e future il libro di Marco Crescenzi, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità che si confronta con una prova di narrativa che è in realtà un pretesto per raccontare le frontiere della scienza, di ciò a cui risponde e di ciò a cui, forse, non risponderà mai.
È un libro che può far bene anche agli studenti alla vigilia delle scelte perché la domanda che si pone Andrea, il giovane medico che ha di fronte una luminosa carriera clinica e che si lascia tentare invece dai sentieri della ricerca scientifica, è una domanda sul senso della professione che si sceglie e che, quando si tratta di scienza, non è mai solo una professione.
Nell’attraversare sentieri complessi come l’evoluzione dell’uomo, fino all’esplorazione del cosmo, l’autore racconta come gli uomini regalano all’umanità la storia che è inevitabilmente anche la storia delle connessioni infinite e complesse di questo sapere.

Il testo è un’occasione di divulgazione, ma anche di interrogazione su domande apparentemente quotidiane: cosa di questo sapere restituisce più pienezza? Curare una patologia, diagnosticare una malattia rara oppure aggiungere un anello a una catena che porterà alla scoperta di una nuova terapia o ancor di più alla comprensione del funzionamento dell’universo? Questi alcuni degli interrogativi che spingono Andrea fino a chiedersi ciò che muove il desiderio di conoscenza, la cui risposta ci regala una delle metafore più felici di queste pagine nell’immaginare che a spingere l’uomo verso la ricerca non sia una semplice curiosità ma piuttosto una vis generandi che lo spinge piuttosto a produrla. Leggere articoli scientifici, infatti, secondo l’autore, sarebbe più semplice ed economico per appagare una curiosità mentre fare scienza sarebbe "come suonare uno strumento. Perchè la gente suona il piano, se con pochi spiccioli può acquistare esecuzioni inarrivabili? Non è solo per la musica: è per il piacere insostituibile di sentirla scaturire da se stessi".

Un libro ricco di spunti dai più astratti ai più concreti che questo testo ci svela molto più vicini tra loro di quanto non si creda. Racconta delle scelte e delle implicazioni bioetiche, così centrali rispetto alle finalità della scienza, che forse meriterebbero un maggior approfondimento, ma che ci regala comunque una riflessione ad ampio raggio.
La più preziosa è, forse, quella sul senso della ricerca che non può avere traguardi, ma ha piuttosto la forma di un viaggio perpetuo, della rinuncia all’ebbrezza dell’ assoluto, del definitivo.
Perché il viaggio della scienza, come apprende Andrea in maniera sofferta, si nutre della sua fallibilità, ma insegna a mutare lo sguardo in una visione, come il Galileo immaginato da Bertolt Brecht suggerisce al giovane discepolo suo omonimo. Consapevole però del fatto che anche quella visione non sarà mai per sempre la stessa.

Cosa rimarrà, Marco Crescenzi

Pubblicato il 03-03-2016 in Primo Piano , aggiornato al 03-03-2016

Condividi: 

Note legali


© - Istituto Superiore di Sanità Viale Regina Elena 299 - 00161 - Roma (I)
Partita I.V.A. 03657731000 - C.F. 80211730587 - Note legali

ISS Home

Informiamo i visitatori, in virtù della individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie - 8 maggio 2014 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014), che questo sito utilizza direttamente solo cookie tecnici.[Ho letto]