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   Responsabile: Enrico Alleva
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Animali in laboratorio e norme di sicurezza

Animali in laboratorio e norme di sicurezza


Negli anni Ottanta del secolo scorso, la rinnovata sensibilità e attenzione al trattamento degli animali inizia a trovare udienza nell'ambito della ricerca scientifica e a influire sulle legislazioni nazionali e sovranazionali. Punto culminante di questo processo, in Europa, è l'emanazione della Direttiva del Consiglio Europeo del 24 novembre 1986 (86/609/CEE) sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o altri fini scientifici (direttiva recepita in Italia con il Decreto legislativo del 27 gennaio 1992, n.116). L'azione della Commissione Europea non si è esaurita nell'attività legislativa: è stato costituito nel 1991 l'European Centre for Validation of Alternative Methods (ECVAM) e, fin dal IV Programma Quadro, sono stati finanziati, nell'ambito del programma "Qualità della vita", progetti di ricerca sulle alternative alla sperimentazione animale nella ricerca scientifica e nei saggi che precedono l'immissione nel mercato, di sostanze con varia destinazione d'uso.

Il termine "alternative alla sperimentazione animale" in tutti i documenti e le iniziative citate fa riferimento al modello delle "3R", proposto da W.M.S. Russell e R.L. Burch nel 1959. Nel loro libro The principle of humane experimental technique (London, Meuthen), essi parlavano dell'urgenza di mettere in opera attività di studio che portassero al "Refinement, Reduction and Replacement" nel campo della sperimentazione che prevedesse l'uso degli animali. Il termine "metodi alternativi" è stato introdotto solo più tardi, nel 1978 da D. H. Smyth, come sintesi del modello delle 3R, generando tuttavia non poche aspettative e resistenze su tutti i fronti. Da qui nasce il progetto europeo Anim.Al.See. Su questi temi, in particolare nell'ultimo decennio, un certo progresso è stato fatto in ambito scientifico, sia rispetto alle innovazioni tecnologiche per l'implementazione dei metodi alternativi, sia riguardo a una maggiore attenzione alla correlazione fra tutela degli animali da laboratorio e "attendibilità" delle procedure sperimentali. Alcuni test elaborati a partire dal principio delle 3R sono stati accettati nella legislazione.

Tuttavia, il dialogo tra scienziati e filosofi, e tra scienza e società più in generale, risulta difficile e continua ad incontrare incomprensioni. La ragione forse risiede in uno scarso approfondimento degli aspetti concettuali correlati ad ogni singola R e nel generico uso del termine "alternative". Di fatto ogni singola R fa riferimento a più metodi, che possono anche coesistere. Non esistono dunque regole universali per la scelta dell'una o dell'altra strategia, ma esse vanno adottate in accordo ai contesti specifici. Per quel che riguarda il termine "alternative" esso, in genere, viene inteso nel suo senso più restrittivo, cioè di sostituzione totale, e comporta anche un significato di universalità del metodo che non corrisponde alla realtà della pratica scientifica. La stessa definizione di sperimentazione animale è soggetta a diverse interpretazioni. Per questo motivo si è deciso di costituire un gruppo multidisciplinare di filosofi e scienziati di diversi Paesi membri dell'Unione Europea (Gran Bretagna, Olanda ed Italia), rappresentativi di diversi livelli di avanzamento della ricerca nel campo dell'etica e della scienza della sperimentazione animale, per verificare se l'adeguatezza del quadro concettuale che accompagna le politiche scientifiche e istituzionali sulla sperimentazione animale rispetto agli avanzamenti registrati a questi livelli, o se non ci siano piuttosto gli elementi per un aggiornamento di questi concetti.

L'individuazione e l'analisi dei concetti in gioco e dei linguaggi appropriati ad esprimerli dovrebbe essere il risultato di questo lavoro e costituire la base per una serie di raccomandazioni da cui si potrebbe partire nell'elaborazione di nuove leggi, di procedure di analisi di protocolli sperimentali, di valutazioni etiche degli stessi ecc. L'idea di fondo è quella di prendere dei casi specifici di ricerca concernenti ciascuna delle tre R e in cui si siano registrati degli avanzamenti, dal punto di vista della sperimentazione, rispetto alle pratiche tradizionali. Rispetto a questi casi si intende verificare se il quadro concettuale ed il relativo linguaggio siano evoluti analogamente e siano adeguati a significare i vari e specifici aspetti coinvolti.

Il progetto prevede tre fasi:
Nella prima si è svolta un'analisi concettuale delle idee e dei termini comunemente messi in gioco in relazione alla sperimentazione animale, e l'elaborazione di un questionario sottoposto ad esperti del settore in aree diverse e, quindi, dotati di ottiche diverse quali: esponenti del mondo della ricerca, dell'industria, di quello istituzionale e dei movimenti animalisti.

La seconda fase si articola in tre diversi gruppi di lavoro ciascuno concentrato su una R, per verificare l'adeguatezza del quadro concettuale e linguistico emerso alla realtà innovata nel settore specifico. Nel caso della R di Replacement verrà preso in considerazione il settore dei cosmetici dove il termine di alternativa è assunto nel senso più restrittivo e dove si sono registrate le maggiori disillusioni. Nel caso della R di Reduction, verranno prese in considerazione le esperienze della "fixed-dose" procedure e del protocollo "up and down" che stanno permettendo l'abolizione della Linea Guida dell'OECD sulla tossicità acuta. Nel caso della R di Refinement (lavoro svolto dal gruppo dell'ISS e da quello dell'Università di Stirling) verrà preso in considerazione la definizione di animal welfare/suffering in relazione ai primati.

La terza fase vedrà tutti i partecipanti coinvolti nel progetto effettuare verifiche incrociate sulle eventuali evoluzioni o sviluppi dei concetti nei singoli settori, la discussione e verifica degli stessi, in un convegno allargato ad esperti esterni, che prevede l'elaborazione di un documento finale. Il prodotto finale più immediato sarà l'elaborazione di raccomandazioni dettagliate e definizioni specifiche, che trovino il consenso più allargato possibile e che aiutino la comunicazione tra i soggetti sociali ed istituzionali coinvolti nel tema delle alternative. Al progetto, coordinato dalla dott.ssa Flavia Zucco (CNR), partecipano, oltre all'Istituto Superiore di Sanità, l'Università di Stirling (Regno Unito), il National Institute of Public Health and the Environment (Olanda) e l'Università di Utrecht (Olanda).

IL CONTRIBUTO DEL GRUPPO ISS
Il gruppo dell'ISS-Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze (coordinato dal dott. Augusto Vitale), insieme al gruppo dell'Università di Stirling (coordinato dalla dott.ssa Hannah Buchanan Smith) si focalizza sul termine «Refinement». Esso comprende tutta una serie di diverse tematiche, e la sua definizione è stata ampliata rispetto alla prima definizione data nel 1957 da William Russell ("any decrease in the incidence or severity of inhumane procedures applied to those animals which still have to be used"). Questa definizione era ristretta alle procedure sperimentali, ma nel 1959 una nuova definizione teneva presente anche ciò che accadeva all'animale al di fuori delle procedure sperimentali: «simply to reduce to an absolute minimum the amount of stress imposed on those animals that are still used». Quindi in questo caso si parla anche di rifinire, cioè migliorare, per esempio, le condizioni di trasporto e stabulazione degli animali utilizzati in sperimentazione.

Come punto di partenza del nostro contributo abbiamo adottato la definizione che prende in considerazione tutto ciò che accade all'animale da laboratorio dalla sua nascita fino alla morte. Le scopo del lavoro nella seconda fase del progetto è di analizzare due differenti insiemi di problemi sollevati dall'uso di primati non umani come animali di laboratorio, in relazione al concetto di "Refinement".

Protocolli sperimentali. I primati non umani sono ancora ampiamente utilizzati nella ricerca di laboratorio. Casi importanti vengono dal campo delle neuroscienze. In alcuni casi, nessuna valida alternativa è al momento disponibile per questo tipo di studi. Tuttavia, molto lavoro può essere fatto per «raffinare» (to refine) le procedure sperimentali. Tecniche di addestramento, mirate a diminuire il livello di stress delle scimmie che devono svolgere un certo compito, tanto quanto trovare alternative praticabili all'uso e nell'uso della sedia costrittiva possono essere due esempi su cui la discussione può essere organizzata.

Condizioni di stabulazione. Indipendentemente dagli scopi e dalle procedure di un particolare esperimento, è ora ben accettato da una certa parte della comunità scientifica che gli animali tenuti in cattività per la ricerca di laboratorio hanno un certo numero di esigenze comportamentali che richiedono di essere soddisfatte; un'osservazione che può essere ritenuta particolarmente pertinente nel caso dei primati non umani. Ad esempio, sebbene non strettamente necessaria per la sopravvivenza, l'opportunità di conseguire obiettivi è stata identificata come fondamentale per il benessere individuale, e si è dimostrato che complesse e aggiuntive opportunità di foraggiamento possono significativamente migliorare il benessere di primati non umani in cattività. La possibilità di migliorare il benessere di primati non umani in cattività per mezzo di tecniche di arricchimento si adatta bene all'interno di una moderna interpretazione del termine «Refinement». Di fatto ora questo termine, al di là della costante esigenza di raffinare le procedure sperimentali per diminuire il livello di sofferenza degli animali coinvolti, include anche le opportunità di raffinare le tecniche di stabulazione al fine di ridurre il livello di noia e stress per gli animali in cattività. Diverse tecniche di arricchimento saranno esaminate e discusse dai partecipanti al nostro gruppo di lavoro. Queste tecniche saranno messe a confronto con le esigenze particolari protocolli sperimentali. È infatti il caso che, in studi in cui è richiesto un grande numero di animali, certe tecniche di arricchimento non possano essere adottate.

Inoltre, di particolare interesse per il gruppo di lavoro sarà l'idea che una particolare specie richieda un particolare tipo di arricchimento che potrebbe essere inadeguato per altre specie. Per entrambi i tipi di case study, il gruppo di lavoro adotterà un atteggiamento multidisciplinare. Gli etologi discuteranno i casi in termini di complessità comportamentale dei primati non umani, laddove i filosofi guarderanno alle implicazioni etiche nel caso dell'uso di animali con capacità cognitive sofisticate.

Pubblicato il 25-03-2013 in Animali in laboratorio e norme di sicurezza , aggiornato al 25-03-2013

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