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   Responsabile: Pietro Panei
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L'ADHD

Epidemiologia

Tra il 1982 e il 1996 sono stati condotti dieci studi che, basandosi sui criteri diagnostici del “Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-III)”, hanno valutato la prevalenza di ADHD. A seconda degli studi, si hanno valori di prevalenza che oscillano tra il 4% e il 12%. Una revisione sistematica di questi studi, ad opera di Green e colleghi (1), utilizzando il modello degli effetti random per i pool di dati altamente eterogenei, stima una prevalenza del 6,8% (95% C.I. 5-9%) con i criteri del DSM-III e del 10,3% (95% C.I. 7.7-13.4%) utilizzando i criteri del DSM-IIIR. Esiste un solo studio di prevalenza basato sui criteri del DSM-IV che stima un valore di ADHD del 6.8%. La prevalenza tra i maschi è tre volte più alta che nelle femmine: 9.2% (95% C.I. 5.8-13.6%) vs 3% (95% C.I. 1.9-4.5%).

In Italia, uno studio condotto in due regioni del centro su un campione di 232 bambini ha evidenziato una prevalenza del 3.6%, in base alla presenza di almeno 8 criteri maggiori del DSM-IIIR. Un ulteriore 6.9% era un caso potenziale (2). Lo studio, condotto nelle scuole di Firenze e Perugia, nel 1993, ha individuato 9 casi su 250 bambini esaminati. Lo studio del 1998, con i pediatri della città di Torino, ha dato una prevalenza del 2,52%. In questo caso la popolazione era di 47,781 assistiti e sono stati individuati 1.203 casi. Uno studio del 2002, in Friuli Venezia Giulia, su 64.800 bambini è risultato suggestivo per ADHD in 280 casi con una prevalenza dello 0,43%. A Roma sono stati condotti due studi, nel 1999 e nel 2003. Nel primo la prevalenza è stata del 1,51% (12 casi su 794 bambini esaminati), nel secondo la prevalenza è stata dello 0,91% (23 casi su 2.511 bambini). Questi due studi sono stati condotti dai pediatri di libera scelta. Lo studio di Cesena del 2003, condotto dai Servizi territoriali su una popolazione di 11.980 soggetti di età compresa tra 7 e 14 anni, ha dato una prevalenza di ADHD del 1.1% (131 casi).
Basandosi su questi studi, si può estrapolare per la popolazione italiana nella fascia d’età 6-18 anni una prevalenza intorno all’1%.

Referenze

1. Green M, Wong M, Atkins D, et al. Diagnosis and treatment of attention-deficit/hyperactivity disorder in children and adolescents. Council on Scientific Affairs, American Medical Association. Technical Review No.3 (Prepared by Technical Resources International, Inc. under Contract No. 290-94-2024.). Agency for Health Care Policy and Research, AHCPR Publication No. 99-0050. Rockville, MD, 1999.
2. Gallucci F, Bird HR, Berardi C, Gallai V, Pfanner P, Weinberg A. Symptoms of attention-deficit hyperactivity disorder in an Italian school sample: findings of a pilot study. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1993; 32:1051-1058.
3. Besoli G, Venier D. Il disturbo di attenzione con iperattività: indagine conoscitiva tra i pediatri di famiglia in Friuli-Venezia Giulia. Quaderni acp 2003; X: 8-9.
4. Corbo S, Marolla F, Sarno V, Torrioli MG, Vernacotola S. Prevalenza dell’ADHD in bambini seguiti dal Pediatra di Famiglia. Medico e Bambino 2003;1:22-25.
5. Ciotti F. La sindrome ipercinetica “pura” fra gli alunni nel territorio cesenate. Quaderni acp 2003;X:18-20.
6. Sarno V. Il pediatra alle prese con i problemi psicorelazionali: uno studio pilota. Medico e Bambino 2003; 1(suppl.): 9-12.
7. Camerini GB, Coccia M, Caffo E. Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione-Iperattività: analisi della frequenza in una popolazione scolastica attraverso questionari agli insegnanti. Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza 1996; 63: 587-594.

Allegati

Pubblicato il 16-03-2007 in L'ADHD , aggiornato al 02-01-2013

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